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		<title>La sana politica del fare</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2022 09:02:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rimini, il punto di Mario Frongia Una due giorni che ha inciso, coniugato e declinato un pezzo importante di futuro. Per il mondo sportivo universitario sarebbe già tanto. Ma, a 24 ore dal sipario all’Hotel Ambasciatori, rimane ben altro. Il Cusi che sposa l’Anci e il territorio, ad esempio. Il Cusi che vara Sponc! E si ritrova con mezza Italia a saltare sui sacchi o sudata nel tiro alla fune. Il Cusi che fa suo e promuove un corso di formazione per dirigenti e li ritrova puntuali al tavolo del&#8230;]]></description>
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<h4>Rimini, il punto</h4>
<p><strong><em>di Mario Frongia</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una due giorni che ha inciso, coniugato e declinato un pezzo importante di futuro. Per il mondo sportivo universitario sarebbe già tanto. Ma, a 24 ore dal sipario all’Hotel Ambasciatori, rimane ben altro. Il <strong>Cusi</strong> che sposa l’<strong>Anci</strong> e il territorio, ad esempio. Il Cusi che vara <strong>Sponc!</strong> E si ritrova con mezza Italia a saltare sui sacchi o sudata nel tiro alla fune. Il Cusi che fa suo e promuove un corso di formazione per dirigenti e li ritrova puntuali al tavolo del dibattito con allievi e allieve. Il Cusi che rafforza sinergie con parlamentari, sindaci, assessori, direttori di scuola e manager urbani. Il Cusi che stringe mani e scambia sguardi precisi con docenti e dirigenti delle Università. Il Cusi che dice alle ragazze e ai ragazzi diversamente abili e ai loro accompagnatori: <em>“Grazie per quel che ci date!”</em> Da Venezia a Palermo passando per Bologna e Lecce, Sassari e Camerino, un pregiato filo verde. E non solo per i 25 Cus coinvolti. Ma anche per aver unito per un biennio città capoluogo, piazze e palestre, piccoli paesini, atenei e municipalità orgogliose, fattive e ambiziose.<em> “Andiamo a casa più ricchi, più forti, più solidali. La nostra sfida è appena iniziata e sappiamo perfettamente che senza la vostra collaborazione tutto sarebbe stato impossibile”</em> ha sottolineato <strong>Antonio Dima</strong>. Il numero uno del Cusi si è rivolto con entusiasmo e un filo di commozione a una platea che si è sentita da subito coinvolta a fondo, chiamata a un ruolo da protagonista, resa partecipe oggi, domani e dopo. Il fare, dunque. Con il <strong>Dipartimento per lo Sport</strong> della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Con <strong>Sport e Salute</strong>. Con l’Anci. Partner strategici, indispensabili per dare una nuova, o quanto meno una sempre più performante rotta ai futuri timonieri del sistema tricolore. <em>“Lo sport come collante, come cultura, come asticella da innalzare. Lo sport come rispetto delle persone, dei diritti, dei valori. Di pari passo con una formazione avanzata e condivisa. E penso a chiunque parta un centimetro indietro. Il connubio con le municipalità è un’opzione fantastica di crescita, elaborazione e sviluppo. Nuove generazioni e immigrati, diversamente abili, ragazzi e ragazze inattive, periferie e paesini dell’interno, sono al centro dei nostri progetti e delle attività, con e senza orizzonti. Abbiamo sposato &#8211; </em>ha rimarcato con energia il Presidente<em> &#8211; lo sport non convenzionale, andiamo avanti con il sostegno di tutti gli operatori. A partire dagli atenei e da quel sapere operativo non negoziabile di regole e format che includono e avvicinano”</em>. Antonio Dima della due giorni di Rimini porta a casa tanto. Emozioni, lacrime di gioia, sentimenti di partecipazione e amicizia. Poi, ha avuto spazio anche lo Statuto e l’adeguamento alle disposizioni del <strong>Coni</strong>. La <strong>FederCusi</strong> è nata. E sta mettendo i dentini. Il dibattito è stato fruttuoso e dettagliato. Nel solco tracciato e individuato da giganti quali Ignazio <strong>Lojacono</strong>, Primo <strong>Nebiolo</strong> e Leonardo <strong>Coiana</strong>, Dima ha condotto in rada l’ammiraglia dei Cus italiani. Quarantaseiesima Federazione del bouquet Coni, passaggio delicato e impegnativo. Che merita un cenno particolare: l’amicizia, la stima, le battaglie e il lavoro istruttorio in comune del presidente e dello staff di via Brofferio con Giovanni Malagò, hanno fatto la differenza. Un’enorme differenza. È sensazione diffusa che senza il supporto del presidente del Coni sarebbe stato più complicato mettere a segno il balzo epocale da Ente di promozione a Federazione. Un gol che ha avuto vari artefici. Da <strong>Roberto Fabbricini</strong>, già Segretario Generale del Coni e commissario della Federcalcio, ma soprattutto, amico fraterno di Lilli Coiana e Antonio Dima, a <strong>Pompeo Leone</strong>, Segretario Generale del Cusi ricco di energia e visione al servizio delle nuove generazioni, e <strong>Gianni Ippolito</strong>, vicario ed esperto conoscitore di tempi e modi dello sport universitario. Certo, ci sono stati e ci saranno anche altri fondamentali contributi. Ma la vittoria di Antonio Dima è e rimane una vittoria collettiva. Identitaria e allargata, comunicante e contaminante, propiziatrice di collaudate e nuove relazioni, intese, accordi. Con l’Unione dei cronisti sportivi, ad esempio. Un progetto di vasi comunicanti, trasparente, moderno e innovativo. Che ha e avrà inevitabili tempi tecnici di attuazione. “Non esiste un pasto gratis” ripeteva spesso il Nobel per l’economia, Paul Samuelson. A Rimini è stato applaudito un successo di squadra. Il “gancio-cielo”, con assist di Sponc!, è l’atto di un mondo che sa stare al mondo.</p>
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